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Patrizia Mussa "Le Temple du Soleil"


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“LE TEMPLE DU SOLEIL”
Un articolato progetto che coinvolge moda, fotografia e design, presentato in importanti mostre: nel 2013 a Milano a Palazzo Morando, nel 2014 a Montpellier chez Zaha Hadid e a Parigi a Villa Savoye chez Le Corbusier e nel 2015 alla Wilmotte Gallery al Lichfield Studios a Londra.

"CLOSE UP SULLA GRANDE MOTTE" di Laura Serani curatrice Mois de la Photo 2014
"Per la sua natura intrinseca, un’opera architettonica si impone nel tempo e nello spazio. L’architettura rimane e se, in un determinato momento, può essere oggetto di giudizi influenzati da correnti di pensiero, modalità o preconcetti, con il passare del tempo può essere rivisitata e percepita diversamente. Realizzazioni guardate in passato con una certa diffidenza, come gli edifici e i monumenti nati dal razionalismo, sembrano oggi tra le espressioni più rivoluzionarie e più interessanti dell’architettura del XX secolo. Al primo impatto con la Grande Motte, all’inizio degli anni Ottanta, mi sembrò di vedere una città dormitorio in versione estiva, l’incubo delle vacanze "middle class", una colata bianca che interrompeva il paesaggio e impediva di vedere il mare.Tuttavia, dietro il progetto dell’architetto responsabile, Jean Balladur, c’era il rifiuto di un’architettura priva di una dimensione umana, fatta di blocchi e di colate di cemento, ma anche un altro sogno, quello di costruire una città ideale, interamente dedicata alle vacanze e interamente concepita come un’opera d'arte. Le mie impressioni derivavano probabilmente dall’ignoranza in materia ed erano sicuramente molto poco condivise, visto che la Grande Motte era e rimane una delle mete preferite dei francesi. Ma qualche anno fa, guardando le immagini che mi mostrava Patrizia Mussa, ho riscoperto e ricominciato ad apprezzare questo complesso, la sua originalità e la sua genialità, probabilmente grazie all’effetto combinato della potenza delle fotografie, del distacco temporale, del carattere avanguardistico di un’architettura oggi più assimilata...
Conquistata da questa stazione balneare fuori dalla norma, Patrizia Mussa ha visitato e rivisitato più volte la costa della Linguadoca, alla ricerca delle stagioni e della luce ideali per realizzare il suo progetto. Con una ricerca attenta dei punti di vista e delle prospettive adeguati, Patrizia Mussa ha saputo rendere sia l’aspetto faraonico che i particolari di questo progetto visionario, accumulando una documentazione unica sulla Grande Motte.
Lontana dall’oggettivismo tedesco, dalla nostalgia di Luigi Ghirri e dalle tendenze delle nuove immagini digitali, Patrizia Mussa sfrutta tutta la sua padronanza della tecnica, la sua esperienza di fotografia di architettura e la sua visione d’autore per valorizzare le specificità del complesso e di ogni suo edificio. Inventa così uno strumento efficace per fotografare la Grande Motte, sia dal punto di vista estetico che nell’ottica della costituzione di un archivio intelligente sulla città. Nel suo lavoro sono rare le vedute d’insieme, assente la relazione con il territorio e persino tra gli edifici; la vegetazione, molto presente sul posto, appare a malapena nelle fotografie. Il presupposto da cui parte è questo: interessarsi agli edifici isolandoli nello spazio e fotografandoli come sculture. Davanti al suo obiettivo, ogni edificio sembra una nave orientata verso il mare, approntata per prendere il largo.Ritratti di giganti, di fronte, di profilo, di tre quarti, si susseguono in un itinerario dove Patrizia Mussa ci accompagna da un punto cardinale a un altro di questa città dall’aspetto futurista, ci invita a vedere e rivedere ciò che è invisibile a un primo sguardo. Ne risulta un close-up sulla Grande Motte, dove vascelli fantasma emergono e si disegnano su un cielo invariabile come lo sfondo di uno studio, in una luce propizia a esaltare i bianchi assoluti, le geometrie e le linee.La forma piramidale dei palazzi e i motivi geometrici che decorano le facciate si ispirano all’arte messicana precolombiana; ma queste piramidi, evocazione del culto del sole e del Tempio del Sole, ultimo rifugio della civiltà inca, evocano anche la massa delle Cévennes, le montagne che si stagliano all’orizzonte in questo paesaggio caratterizzato da un litorale lungo e piatto.
Fotografando nella luce allo zenit per evitare le ombre portate, Patrizia Mussa esalta queste imponenti costruzioni che assomigliano a magistrali découpage di carta o a iceberg lavorati dal vento. Nelle sue immagini, la luce sottolinea gli archi, le volte e le curve, i giochi di pieni e vuoti intorno a cui tutto è organizzato. Sulle facciate, reticoli dai motivi regolari decorano e ordinano la superficie seguendo il ritmo e il rigore degli spartiti musicali. Losanghe, semicerchi e triangoli evocano vele, uccelli, pesci, silhouette di animali stilizzati, una sorta di gargouille contemporanee. Elementi geometrici ed effetti ottici che fanno pensare alla Liberazione di Escher oppure labirinti che corrono sui quattro lati degli edifici, come una realizzazione tridimensionale dei suoi disegni. In un susseguirsi ininterrotto di balconi e logge, le facciate sono superfici forate dove i pieni sembrano interstiziali, funzionali alla regia del vuoto, "materia prima dell’architettura" secondo Balladur.
Ogni elemento, a prima vista ornamentale, rivela un senso e dipende da condizioni oggettive: tiene conto del vento, dell’orientamento del sole e del porto turistico. Gli stessi criteri che hanno definito il piano urbanistico della Grande Motte. Seguito nel 1966 dalla costruzione di Avoriaz, stazione sciistica in Alta Savoia dall’architettura futurista e omogenea, il progetto innovativo e precursore di Balladur rispecchiava l'utopia di una città ideale e al contempo le aspirazioni di una nuova borghesia. Sogni di progresso e di villeggiatura per tutti, che ritroviamo al cinema, con maggiore o minore gravità, in film come Mio zio (1958) di Jacques Tati, Il sorpasso (1962) di Dino Risi o Il disprezzo (1963) di Jean-Luc Godard e nell’arredamento avanguardistico di Casa Malaparte a Capri. Giocando la carta dell’astrazione, cancellando volontariamente il contesto e mostrando raramente il suolo su cui poggiano gli edifici, le immagini di Patrizia Mussa suggeriscono una dimensione sospesa e irreale. Una dimensione che evoca il sogno che questo luogo è stato per il suo architetto e per i primi abitanti quando, all’inizio degli anni Sessanta, in pieno boom economico, costruivano e vivevano insieme l'utopia delle vacanze, della società del tempo libero e della modernità".

Pubblicazioni e articoli
Le Temple du Soleil di Patrizia Mussa, Marco Rizzioli 2012, Edizione limitata Natale 2012.
Patrizia Mussa a La Grande Motte, Catalogo della Mostra (Mi 6 giugno 1 settembre 2013) Silvana Editoriale&Studio Livio, 2013 Edizione: italiano, inglese e francese.
L’Ambasciata d’Italia a Parigi. Hotel de la Rochefoucauld-Doudeauville (a cura di E. Gentile Ortona, M. T. Caracciolo, M. Tavella, Skira editore, Milano, 2009, pp. 240). Il volume, edito nella doppia edizione italiana e francese, è arricchito dalle fotografie di Patrizia Mussa.

© Patrizia Mussa_ gdemotte00_2008
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© Patrizia Mussa_ gdemotte00_2008
formato > 175 x 100cm
stampa > fine art, firmata, montata e incorniciata
tiratura > 2 su 3


© Patrizia Mussa_gdemotte21_2008
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© Patrizia Mussa_gdemotte21_2008
formato > 62,5 x 74cm
stampa > fine art, firmata, montata e incorniciata
tiratura > 2 su 3



© Patrizia Mussa_gdemotte19_2008
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© Patrizia Mussa_gdemotte19_2008
formato > 62,5 x 74cm
stampa > fine art, firmata, montata e incorniciata
tiratura > 2 su 3

© Patrizia Mussa_gdemotte06_2008
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© Patrizia Mussa_gdemotte06_2008
formato > 62,5 x 74cm
stampa > fine art, firmata, montata e incorniciata
tiratura > 2 su 3

© Patrizia Mussa_tds6_03_2008
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© Patrizia Mussa_tds6_03_2008
formato > 42 x 42cm
stampa > colore inkjet, firmata, montata e incorniciata
tiratura > 30

© Patrizia Mussa_gdemotte09_2008
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© Patrizia Mussa_gdemotte09_2008
formato > 100 x 100cm
stampa > fine art, firmata, montata e incorniciata
tiratura > 10
© Patrizia Mussa_gdemotte13_2008
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© Patrizia Mussa_gdemotte13_2008
formato > 100 x 100cm
stampa > fine art, firmata, montata e incorniciata
tiratura > 10
© Patrizia Mussa_gdemotte14_2008
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© Patrizia Mussa_gdemotte14_2008
formato > 62,5 x 74cm
stampa > fine art, firmata, montata e incorniciata
tiratura > 3

© Patrizia Mussa_gdemotte17_2008
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© Patrizia Mussa_gdemotte17_2008
formato > 62,5 x 74cm
stampa > fine art, firmata, montata e incorniciata
tiratura > 2 su 3

© Patrizia Mussa_gdemotte02_2008
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© Patrizia Mussa_gdemotte02_2008
formato > 62,5 x 74cm
stampa > fine art, firmata, montata e incorniciata
tiratura > 3
© Patrizia Mussa_gdemotte12_2008
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© Patrizia Mussa_gdemotte12_2008
formato > 62,5 x 74cm
stampa > fine art, firmata, montata e incorniciata
tiratura > 3

© Patrizia Mussa_gdemotte04_2008
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© Patrizia Mussa_gdemotte04_2008
formato > 62,5 x 74cm
stampa > fine art, firmata, montata e incorniciata
tiratura > 3
© Patrizia Mussa_gdemotte10_2008
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© Patrizia Mussa_gdemotte10_2008
formato > 62,5 x 74cm
stampa > fine art, firmata, montata e incorniciata
tiratura > 3
© Patrizia Mussa_gdemotte11_2008
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© Patrizia Mussa_gdemotte11_2008
formato > 62,5 x 74cm
stampa > fine art, firmata, montata e incorniciata
tiratura > 3
© Patrizia Mussa_gdemotte07_2008
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© Patrizia Mussa_gdemotte07_2008
formato > 62,5 x 72,5cm
stampa > fine art, firmata, montata e incorniciata
tiratura > 3
© Patrizia Mussa_gdemotte08_2008
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© Patrizia Mussa_gdemotte08_2008
formato > 62,5 x 74cm
stampa > fine art, firmata, montata e incorniciata
tiratura > 3

© Patrizia Mussa_gdemotte23_2008
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© Patrizia Mussa_gdemotte23_2008
formato > 62,5 x 74cm
stampa > fine art,firmata, montata e incorniciata
tiratura > 2 su 3
© Patrizia Mussa_gdemotte05_2008
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© Patrizia Mussa_gdemotte05_2008
formato > 62,5 x 74cm
stampa > fine art, firmata, montata e incorniciata
tiratura > 2 su 3

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